l’altra sera sono andato a vedere questo bellissimo film colossal. Eravamo io, franchino il vocalist, vladimir luxuria, fausto e marta clara bertinotti. il film è molto bello ed è basato su una storia vera che è quella di serse che vuole sotto-mettere gli spartani. l’ambientazione è quella di una sfilata che anche nell’antica grecia facevano il gay pride, che era bello e colorato
come oggi.
ci erano gli amanti della pelle, quelli che gli piaceva il bondage, quelli che gli piaceva tenersi al guinzaglio o
averci le maschere e poi alla fine, sull’ultimo carro, c’era lui, con il suo pacco d’oro ben pieno:
serse.
la trama è così serse gli attaccavano il microfono che lui era un grande vocalist e cominciava a parlare su una una base techno e diceva a tutti che erano benvenuti nel suo sogno (e li franchino si è alzato ed è andato via dal cinema che non gli piace quando lo copiano)
serse poi gli diceva a leonida (che era il re degli spartani): e dai leonidino e inginocchiati che ci ho voglia di sotto-metterti.
eddai uno eddai due eddai tre
ma leonidino non ne voleva sapere che lui era un vero spartano di quelli vecchio stampo che non votano di certo rifondazione comunista e nemmeno è a favore dei dico e non fa i pagamenti a 30 60 e novanta gradi.
allora serse gli girano i coglioni nel paccodoro ma non può fare niente che leonida ci ha le mutande di ferro e non è possibile prendere gli spartani da dietro.
tutto si risolve quando leonida rifiuta l’amicizia di uno che voleva l’uniforme spartana per andare alle sfilate degli amici e in discoteca a ballare sui cubi.
eh no, gli dice leonida, se vuoi l’uniforme spartana devi averci la tartaruga in pancia e poi devi sapere i testi dei village people a memoria.
peccato che lui i testi dei village people li sapeva anche ma la tartaruga in pancia non è che ce l’hanno cani e porsche, nemmeno se si mettono la farfalla elettrica che da le scosse.
ecco, allora se non me la dai tu l’uniforme me la faccio dare da serse e l’aspirante spartano diventa immediatamente un aspirante traditore.
serse è meno rigido di leonida (e si vede anche) e gli da tutto quello che vuole in cambio di sapere come prendere dietro gli spartani. il traditore allora, con l’uniforme che sembra il maggiordomo di secret squirrel, guida tutti ad andare dietro agli spartani. si muovono con i carri in sfilata con la musica e zack!: eccoli tutti dietro gli spartani.
leonidino dai fai da bravo e inchinati.
no, serse, preferisco morire che farmi sotto-mettere da te e da tutti gli altri.
e così finisce il film con leonida che non si fa sodo-mettere e nessuno è felice e contento.
secondo me certe volte in extremis è meglio farsi sotto-mettere che fare gli ostinati.
in compenso quando siamo usciti dal cinema a fausto bertinotti sono cadute per terra le chiavi della macchina, pur di non inchinarsi a raccoglierle vicino a vladimir luxuria le ha spinte a calci fino al parcheggio che c’era aria di allegria l’altra sera.
dopo il film siamo andati tutti a vedere le drag queen al magnolia ma questa è un’altra storia e senza mutande d’oro.
scheletro di piragna
quando ero piccolo i miei si erano fissati che la vera vacanza era solo in campeggio, così, con amici armi e bagagli, ogni estate, si partiva in roulotte. i miei e i miei zii avevano coinvolto talmente tanta gente in questa follia itinerante che sono sicuro che mentre la carovana attraversava qualche paesino, in più d’uno avrà pensato che fossero arrivati gli zingari.
una notte ricordo bene ci recammo in un campeggio all’aquila, pieno di mosche, orribile. quella sera stessa per via di alcune incomprensioni la comitiva litigò con i gestori per futili motivi. uscimmo a cena fuori, il clima era troppo freddo e le mosche insopportabili. mentre la carovana usciva dal camping per cena non mi fu difficile percepire lo sguardo d’odio dei gestori nei nostri confronti.
tornammo alle roulotte che era ormai notte fonda. la nostra che era la prima dell’accampamento e la più nascosta aveva la porta aperta che penzolava con il vento. subito tutti pensarono: che vigliacchi chissà cosa ci hanno rubato! ma dopo un primo controllo non risultò mancare nulla. persino la macchina fotografica era li dove era stata lasciata prima di uscire. forse l’avevamo lasciata aperta noi disse mio padre. boh boh pensai io.
quando tornammo a casa però ci fu una sorpresa, erano tempi di macchine fotografiche analogiche quelli, che sviluppavi solo al rientro a casa.
la sorpresa era nelle foto della vacanza, uno di quei signori con cui avevamo litigato, quello con il sederone grande lo riconoscerei fra mille, si era fatto una foto con il mio spazzolino da denti infilato nel sedere!
bleahhhhhh
quattro anni dopo sono tornato in quel campeggio con la foto, ho aspettato che il tizio con il sederone andasse al bagno e l’ho colto in flagrante: si stava lavando i denti con lo spazzolino della foto che quattro anni prima mi aveva rubato.
brutto ladro!
l’altro giorno sono dovuto andare in via alghero per portare una fattura. letteralmente sono entrato e uscito dal palazzo, ci avrò messo cinque minuti, nel frattempo proprio di fronte all’ingresso si era materializzato un vigile con due blocchetti di multe calibro 50 euro.
complimenti signor vigile, uno si allontana un secondo dalla macchina e lei subito a mettere una multa.
la smetta di fare lo spiritoso, e sposti la macchina immediatamente.
non se ne parla neanche, rispondo io.
ah è così? allora chiamo il carro attrezzi!
se crede di farmi paura signor vigile si sbaglia di grosso, vi nascondete dietro all’uniforme…
lei è un pò troppo impertinente e ora che ci penso vedo anche che la macchina ha l’assicurazione scaduta e un fanalino rotto, sono 300 euro di multa.
cribbio, potevo anche stare zitto,
pensavo tra me e me mentre tornavo a piedi in studio:
se quel poveretto proprietario della macchina sapesse quello che ho fatto! menomale che io ci sono andato a piedi, in via alghero ogni volta che si lascia la macchina messa male si rischia la multa!
io sono andato a vienna una volta sola e quella volta c’era una puzza di cacca da morire asfissiati.
non si resisteva a tal punto che ho dovuto mettere un fazzoletto sul naso da quanta puzza ci fosse.
ho raccontato questa storia a un’amica che sarebbe dovuta andarci lo scorso fine settimana.
ho appena chiuso il telefono e stavo parlando con lei.
allora che odore c’era a vienna?
hai ragione c’era puzza di cacca
ma non vale io sono andata in un maneggio!
oggi pomeriggio mentre me ne stavo tranquillo tranquillo a impennare con la mia sedia ho ricevuto una richiesta di post a richiesta.
la richiesta era la seguente: me lo scrivi un post che le donne sono furbe?
ci ho pensato molto a questa richiesta perchè prima volevo vedere se è vero che le donne sono furbe. pensandoci bene, si! secondo me si, sono furbe perchè a noi maschi ci turlupinano in ogni modo come vogliono.
una coscia fuori e tiriamo fuori molto calore che c’è in noi dalle orecchie,
due coscie fuori e tiriamo fuori gli occhi dalle orbite,
un seno o una patata nature e tiriamo fuori…beh lasciamo perdere.
sisi
le donne lo sanno quanto sono furbe e quanto noi siamo fessi. secondo me una donna, se vuole, riesce anche a fregare quello che ha inventato la supposta.
a me le donne mi hanno fregato un sacco di volte, ma proprio tante tante. non ci posso fare nulla perchè sono più furbe di noi uomini che ragioniamo al 20% con il cervello.
io comunque dico basta, che non mi faccio fregare mai più. sono diventato furbo, cosa credete donne! non mi faccio fregare.
ecco, vi ho fregato io
che non lo scrivo il post che le donne sono furbe.
se le mestruazioni gli venivano ai maschi il primo che l’aveva scoperto era morto di sicuro dallo spavento e per fare le sette fatiche ercole aveva aspettato cinque giorni fra la quinta e la sesta.
le religioni erano di certo diverse e invece dei mostri sputafuoco che ti bruciavano come uno spiedino c’erano creature ben più pericolose che ti facevano venire le mestruazioni fuori programma e allora chiunque sarebbe soccombuto(era dalla quinta elementare che sognavo di usare questo verbo al participio passato)
poi quelli che producevano gli antidolorifici erano talmente ricchi che gli puliva le scale bill gates ma solo 26 giorni al mese perchè gli altri cinque erano di riposo intoccabile. infatti il diritto del lavoro e tutte le tradizioni popolari, nonchè i libri sacri prevedevano che gli uomini non potessero lavorare in quei giorni ma solo essere serviti e riveriti che chi non li riveriva gli veniva tagliata la testa.
la guerra si faceva ugualmente e a certi capi in quei giorni gli veniva anche da bombardare un paese straniero a caso senza nemmeno bisogno di inventarsi un motivo come si fa oggi.
i pannolini li avrebbe sviluppati il laboratorio di alta tecnologia della nasa che fare i razzi diventava di secondaria importanza rispetto a curare i mali dei maschietti indisposti.
i bagni pubblici poi diventavano tutti puliti e c’era la pena di morte per chi nel proprio locale aperto al pubblico non avesse il distributore di assorbenti e un bagno degno di quelli dell’hilton di roma.
i giocatori di calcio a un certo punto potevano tirare fuori il cartellino rosso e l’allenatore li faceva uscire che erano indisposti indisponibili e si faceva un cambio che non contava nemmeno nei cinque a disposizione.
se le mestruazioni gli venivano ai maschi al pronto soccorso era pieno tutto pieno di uomini che volevano essere ricoverati perchè gli faceva male la pancia e c’era anche la regola che potevano saltare la fila anche se di donne moribonde. poi però all’ospedale invece di una guardia giurata c’era l’esercito a presidiarli perchè gli uomini non hanno pazienza e andavano a farsi visitare armati.
bruno vespa ne approfittava ogni settimana per ricordare le piaghe dell’umanità e metteva le mestruazioni dei maschi prima del comunismo e subito dopo l’aids.
se le mestruazioni mi venivano a me quei cinque giorni al mese non scrivevo nemmeno il blog ma tanto non era molto importante perchè quando gli venivano ai capi di internet in quei giorni chiudevano la rete. nono, è meglio che gli vengono alle donne le mestruazioni che loro possono resistere a una cosa così. noi uomini non ce l’avremmo mai fatta e forse il genere umano non sarebbe andato molto avanti.
ho sentito che c’era una specie che le mestruazioni gli venivano ai maschi:
forse erano i dinosauri.
Rossostrillo Glucagone aveva dovuto combattere sin da piccolo con il suo nome, non c’era squadretta di calcio o riunione di risiko in cui il suo nome non fosse oggetto di scherno. Rossostrillo Glucagone infatti, in origine, era di un bellissimo azzurro , ma poi a furia di prese in giro… ecco, il colore è quello che vedete. Rossostrillo decise, una volta diventato maggiorenne, di ricorrere alla giustizia per cambiare nome. Compilò mille scartoffie, presentò trecento domande, bollò duecento richieste, partecipò a millemila ore di fila per presentare le scartoffie, le domande e i bolli. Ogni volta il funzionario allo sportello controllava se ci fosse tutto, se la domanda fosse corretta. Sfortunatamente non lo era mai. Mancava sempre qualcosa, una virgola, un punto, una doppia. E via a ricompilare, domandare e bollare, ma soprattutto rifare la fila. Non ci sarebbe stata nessuna via d’uscita per lui, se un giorno non l’avesse visto un amico di famiglia che lavorava in quegli uffici. Toh, ciao Rossostrillo Glucagone, che ci fai qui? A sentire il nome tutti nella fila si girarono a guardarlo ridacchiando e facendosi gomitino l’un l’altro… Ehm, sono qui per cambiare nome, ma sa, fra domande e errori, sono ormai due anni che ci provo inutilmente. E non me lo potevi dire subito? Come sta tuo babbo? Vieni dentro che risolviamo la cosa in due secondi. E fu così che dopo due anni di scartoffie, domande,bolli e file, in dieci minuti, grazie all’amico del babbo, Rossostrillo Glucagone cambiò finalmente quel nome che gli era costato tante prese in giro.
Era fierissimo Rossostrillo Glucagone del suo nuovo nome, lo pronunciava a voce alta tanto suonava bene. Lo scandiva lentamente, per farlo durare più a lungo. Il suo nuovo nome:
A Z Z U R R O S T R I L L O … GLUCAGONE
Verdillo e Nerone erano due fratelli. Sin da piccoli però non era difficile vedere in loro aspetti di assoluta diversità. Verdillo infatti era tranquillo, pacato e si divertiva a giocare con le costruzioni mentre Nerone non faceva altro che strillare, piangere e sfasciare ciò che il fratello con tanta fatica costruiva. E così anche durante l’infanzia, il povero Verdillo passava la sera a fare la ricerca di “storia dei mostrilli che hanno la stoffa” , mentre il fratello giocava alla Playstation. Se non studierai Nerone o non t’impegnerai in qualcosa, da grande avrai un sacco di problemi, diceva Verdillo al fratello fannullone. E gli leggeva la storia della cicala e della formica per cercare di convincerlo. Eppure a Nerone gli stava più simpatica la cicala. Investi nel tuo futuro Nerone, non rimanere così senza far nulla.
Ma invece fu così che Verdillo crebbe, si laureò e trovo un posto da studioso mentre Nerone, beh, Nerone, che non aveva fatto nulla in tutta la sua vita per il suo futuro, crebbe anche lui.
Il finale della storia è che Verdillo si trovò in un ufficio a fare fotocopie, dopo aver studiato tanto, ed essere sempre stato il primo della classe . A malapena riusciva a risparmiare i soldi per andare qualche giorno a cena fuori e a comprarsi qualche libro. Nerone invece si inventò fuffologo da un momento all’altro(anche se lui sulla fuffa aveva un’esperienza di una vita intera). Ed erano millemila i clienti che gli chiedevano consiglio, che volevano comprarla e che ne volevano sapere di più. Nerone finì a girare in Jaguar, a prendere l’ape-ritivo il venerdì sera in zona T-VIP, a nuotare nella piscina riscaldata del suo superattico in centro. Eh si, che strano il mondo mostrillo dove non sempre si ha quello che si merita.
Melanzana Mostrillo, Melly per gli amici, era una mostrilla tutto pepe. I suoi bellissimi occhi pieni di vita e il suo corpicino sexy erano registrati all’FBI come armi di svenimento mostrillo di massa. Non c’era luogo in cui qualcuno non facesse il galletto mostrillo con lei, e persino sul lavoro c’era sempre chi portava le chiavi al suo posto. Pur di vederla durante la pausa caffè c’erano mostrilli che dormivano sul bancone del bar per prendere il posto, altri che sganciavano un centone al proprietario per poter lavorare come camerieri, altri ancora che si appostavano furtivi subito prima della porta per avere l’onore di aprirla al suo passaggio. Qualsiasi locale, se si spargeva la voce che ci fosse lei dentro, si riempiva immediatamente di mostrilli. Si diceva persino che alcuni avessero organizzato un sistema di vedette per sapere dove andava e cosa faceva. Quando usciva la sera Molly ci metteva almeno tre ore di preparazione, salvo poi rompersi le palle del trucco, togliersi tutto e uscire solo “panno e bottone”: quando si è belli… si è belli! Ma Melly non era solo la mostrilla più carina che si potesse vedere in giro, Melly, a detta di tutti, era anche la più sexy. Una volta si racconta che provocò decine di infarti, fra i ricoverati, per il solo fatto di essere andata a trovare un “amico” che lavorava in cardiologia. Nel reparto ora compare la sua foto segnaletica con la scritta sotto: “vietato l’ingresso perché non è possibile curare sedici infarti nella stessa sera come l’ultima volta” A guardare bene, più sotto, qualcuno ha aggiunto una frase con il pennarello: non dargli retta, entra pure, non è poi tanto male farsi venire un infarto guardandoti! Melly siamo pazzi di te! Si può ben capire che tipo fosse la nostra Melly, sfuggente, gentile e piena di se ma con modestia. Si, la modestia strana di una che in ogni momento poteva avere chiunque ai suoi piedi mostrilli. Tutti erano pazzi di lei, mostrilli e persino mostrille, per i suoi modi, per gli occhi, per le labbra o il corpicino. Ma lei faceva finta di non saperlo e pure di essere timida. Ogni tanto sceglieva qualcuno con cui trascorrere un po’ di tempo, uscire, prenderè il tè e fare all’amostrillo. Il fatto di poter passare con lei un po’ di tempo era nei sogni erostrilli ricorrenti della maggior parte dei mostrilli della città. Poi però una volta usciti, ecco che il mostrillo si innamorava perdutamente di lei e lei si vedeva costretta ad abbandonarlo. Si, povero mostrillo, perchè Melly era anche lei innamorata, Melly amava la libertà. E lo diceva sempre, devo essere libera, non me la sento ora di legarmi, non riesco ad innamorarmi, e cose così. Sai? tu sei speciale ma io non ti merito e… certe volte non sapeva cosa dire come scusa per non uscire allora cercava su google: scuse per non uscire, scuse per giustificare pacchi, scuse per rifiutare inviti. era specializzata Melly nel creare problemi e situazioni grottesche e far arrabbiare la gente, invitare tre persone contemporaneamente ad uscire e poi rimanere a casa, oppure peggio ancora dare appuntamento a due pretendenti nello stesso posto e presentarsi. tutto in nome della libertà. e per la libertà era scappata mille volte, non restava mai nello stesso locale per più di qualche minuto, diceva si se qualcuno le chiedeva di no, andava se qualcuno le diceva di venire. esci con me stasera Melly? no non esci con me stasera Melly? si non passo alle nove sotto casa tua? ti mando un bacio se lo vuoi accettare, ma con beneficio d’inventario. era libera, liberissima di fuggire, di sfuggire e di sguazzare Melly. libera come un uccello in cielo, anzinò che quello deve rispettare le regole della fluidodinamica, libera come un pesce nel mare? mmm nemmeno. libera come Melly Mostrillo, di fare quello che voleva, stare con chi voleva e rifare quello che voleva. insomma non stare mai ferma per paura di essere imprigionata. non si poteva mai fermare, non poteva mai stare con qualcuno, mai qualcuno doveva decidere per lei o vincolarla nelle scelte. qualche volta le veniva anche il desiderio di fermarsi, che qualcuno decidesse per lei, di affidare il suo collo a qualcuno. ma no, non poteva, siamo pazzi? e la libertà??
era bellissima Melly Mostrillo ma un pò ingenua, forse anche per la sua giovane età. perchè non si era ancora accorta di uno scherzo che il destino le aveva fatto. lei che credeva di essere libera, Era schiava… …della propria libertà
Giallo Mostrillo aveva da sempre una propensione per l’investigazione, Sin da piccolo sognava di diventare un detective, sfortunatamente però come succede spesso nella vita non tutti i sogni diventano realtà. Giallo mostrillo perciò finì a fare il portachiavi aiuto bidello in un asilo, lavoro dignitoso e abbastanza divertente, salvo quando qualche bambino lo impiastricciava con la plastilina. Durante le giornate Giallo Mostrillo passava il tempo nella bidelleria a controllare che tutto andasse bene e a scrivere le parole crociate negli schemi del sudoku. Una mattina Giallo era nella sua bidelleria intento a pensare alla definizione : “viaggiare gratis per le strade” quando a un certo punto sentì bussare alla porta. Tirò il cordino collegato alla carrucola e, una serie di leve, ruote e altri meccanismi aprirono la porta. E si, essere bidelli aguzza l’ingegno!! In quella scuola si erano inventati anche altri marchingegni per non muoversi e faticare. Lo scopone con il manico allungabile che faceva anche le curve, per lavare rimanendo fermi seduti. Il piumino antipolvere radiocomandato, il portacircolari con filo e molletta. Si presentò nella stanza un distintissimo supplente, avrebbe preso servizio nella classe terza P Mostrillo chiese scusa un secondo e si alzò per andare ad avvertire la direttrice. “mi potrebbe aspettare un momento?” Il problema della comunicazione con la direttrice no, non erano riusciti a risolverlo e gli toccava alzarsi ogni volta. Avevano provato anche con lo spago e le lattine agli estremi ma non si sentiva bene e avevano lasciato perdere. Dopo pochi minuti era di ritorno, “la direttrice l’aspetta!” Riabbassò gli occhi verso il sudoku e quasi rimase nero dalla rabbia… Solo il suono della campanella lo distolse, era ora di chiudere… Dopo qualche giorno ci fu la festa di compleanno di Paola, una ragazzina splendida biondina e ricciolina, con degli occhioni azzurri che quasi parlavano e uno sguardo attento e vispo. L’insegnante chiese a Giallo Mostrillo di venire a fare le fotografie della torta e degli occhi della bambina entrambi meritevoli di essere eternati. Giallo Mostrillo aprì la vetrinetta dove aveva lasciato la fotocamera digitale ma con grande sorpresa non la trovò. Chiese in giro ma nessuno l’aveva presa o vista. Ricordò di averla usata l’ultima volta per il compleanno di giorgi, ma di averla riposta come al solito nella vetrinetta. Giallo Mostrillo, che era uno a cui le cose non sfuggivano si mise a pensare a chi potesse essere entrato nella stanza dal giorno del compleanno di giorgi e giunse alla conclusione che l’unico ad essere stato li era stato il supplente. Decise di chiamarlo, certo che fosse lui il ladro per vedere se qualche atteggiamento gliene avrebbe dato la conferma. Poiché il tempo di supplenza era finito lo chiamò a casa. Buongiorno signor supplente, scusi se la chiamo, sono Giallo Mostrillo della scuola materna. Mi perdoni se le faccio questa domanda, ma sa com’è, nella fretta, poi le macchine fotografiche sono tutte uguali. Mi chiedevo se per caso ha visto la macchina digitale della scuola. “ma come io? Come si permette ?, comunque se dubita di me, me lo dica perché vengo a ripagarla, sono una persona rispettabile io, ci tengo all’onestà io, Onestà con la O maiuscola io.” “insomma guardi, mi dica quanto le devo che gliela ripago e non mi secchi più” Mi perdoni se ho dubitato, non volevo dire che l’avesse presa lei, chiedevo se l’avesse vista. Mi scuso però, era solo un tentativo. La saluto, arrivederci. Giallo Mostrillo aveva avuto la sua conferma, il supplente non aveva messo minimamente in discussione che la macchina fosse sparita, offrendosi pure al bluff di ripagarla, sapendo bene che la direttrice nè Giallo lo avrebbero mai permesso senza prove. Mumble mumble, pensava Giallo, che in quei giorni era persino distratto nel fare le parole crociate negli schemi del sudoku. Mumble Mumble, Finchè non gli venne l’illuminazione. Se vorrò recuperare la macchina dovrò fare in modo che torni da sola perché nel frattempo l’ho resa troppo scottante. Giallo Mostrillo prese il suo portatile e creò un volantino con la macchina fotografica disegnata e sotto la scritta AAAttenzione questa macchina è stata rubata nella scuola… FOTO DELLA MACCHINA Non l’abbiamo potuta nemmeno usare per fare la foto a paola e ai suoi occhi azzurri e alla torta del compleanno Chiunque avesse notizie mi chiami a qualunque ora. Astenersi mitomani 335.. Giallo Mostrillo il mostrillo giallo Poi invece di invadere la città di volantini ne stampo solo tre copie, una la mise nell’ingresso del palazzo dove il supplente abitava, uno nella sua attuale scuola e uno a scuola della moglie. In questo modo egli avrebbe dovuto giustificare, se avesse voluto utilizzare la macchina, la strana somiglianza della sua nuova digitale con quella trafugata alla scuola. Era stato un vero e proprio colpo di genio, Giallo Mostrillo ora era pronto per quella che immaginava essere la fase finale della sua vittoria. Qualche giorno dopo però la direttrice chiese a Giallo Mostrillo di andare a portare le chiavi in una succursale della scuola lontana qualche km. Giallo nascose le parole crociate che stava facendo sul sudoku in un cassetto (Giallo più di qualsiasi cosa odiava che gliele completassero mentre era via) e si recò alla succursale. Si sa, anche i più grandi investigatori hanno bisogno di un poco di fortuna per risolvere i casi e Giallo pur così scaltro non fu altrettanto fortunato, perché quello che aveva previsto avvenne, ma avvenne mentre lui era via. Il supplente si presentò a scuola, con una scusa chiese di entrare in bidelleria e di cercare lui la macchina fotografica digitale sparita perché forse aveva un vago ricordo di dove l’aveva vista l’ultima volta. Poi inscenò una pantomima degna del mago Barrago e la fece uscire da una manica dentro a uno scaffale dove fra urla e strepiti disse di averla ritrovata, chiamando tutti a raccolta e dando del deficiente a Giallo (assente), che prima di accusare cercasse bene. Quando Giallo seppe della scena a momenti uscì fuori strada con la macchina dalla rabbia e da giallo che era diventò prima rosso, poi verde e poi arancione(e da arancione si prese pure due schiaffi da una che gli rinfacciò: come non esci con me perché devi lavorare e poi ti vedo in giro con una macchina nuova? Arancione ti odio!) Non capii, ma tornò correndo come un pazzo. Ovviamente tutti gli diedero del visionario e del perfido, ad accusare una persona tanto onesta e sveglia come il supplente. Giallo chiese dove la macchina fosse stata rinvenuta, gli venne indicato lo scaffale, che per coincidenza egli aveva pulito il giorno prima. Se non altro era certo,ora, che il ladro era stato il supplente, tutto aveva funzionato tranne lo smascheramento. Ora però Giallo mostrillo non è di quelli che si arrendono, ma la sfiga è la sfiga, e contro la sfiga anche uno come Giallo non ci può fare nulla. Controllò con la macchinetta se fossero state lasciate foto registrate all’interno della schedina. Ovviamente il supplente poteva anche essere tonto ma non a tal punto. Ci pensò e ripensò, in fondo era stato sconfitto. Smise di fare il sudoku per una settimana in cui intensamente penso il da farsi. Poi un’illuminazione, come quando riesci a combinare il tre verticale con il sette orizzontale. Convocò tutti per la settimana successiva e sperò di avere fortuna, prese la schedina della macchina fotografica digitale e mi chiamò al telefono per un lavoretto. Io per i mostrilli stravedo e gli consegnai il lavoro la sera stessa ma lui non mi spiegò nulla e seppi di questa storia solo alla fine. Arrivò il giorno e Giallo riunì tutti nella bidelleria per una presentazione powerpoint. Tutti si chiedevano cosa volesse fare e se fosse impazzito completamente. Iniziamo chiese la direttrice? No, stiamo aspettando l’ospite più importante. In quel momento trillò il campanello e Giallo Mostrillo aprì la porta tirando la solita cordicella. Entrò il supplente, trafelato. Chi devo sostituire? Ehm e tutta questa gente che ci fa nella bidelleria? Giallo Mostrillo? Questo ve l’ho detto che è matto!! Si sieda Sig. supplente Mi dedichi solo qualche minuto Le devo mostrare una cosa E iniziò con la presentazione Si vide una torta di compleanno con svariate candeline Poi alcune persone. Tutti si chieserò se Giallo si fosse ammattito o cosa, tutti tranne uno che alla vista di quella torta diventò paonazzo. La direttrice disse, Giallo, ma ci hai chiamato qui per mostrarci la tua festa di compleanno? E Giallo, con il fare imparato da lunghi anni di puntate del tenente colombo, rispose serafico, no, io gli anni li compio a marzo, questa non è la mia festa, è quella del supplente. Qualcuno indovina come mai ho queste foto? Improvvisamente tutti gli sguardi si girarono verso il supplente che nel frattempo era diventato così rosso e piccolo che per poco gli appendevano le chiavi in testa pure a lui. Il signor supplente dovrebbe sapere che le fotografie si possono sempre recuperare dalle schede di memoria cancellate, a patto di saperlo fare e di avere i software giusti. Se lo ricordi la prossima volta che ruba una macchina digitale e poi la restituisce perché non la può più usare da quanto scotta. E poi ci pensi bene la prossima volta anche prima di prendere in giro un mostrillo, che sembriamo tonti tonti e invece nessuno la fa a Giallo Mostrillo il mostrillo giallo. Ah, solo altre due cose. La prima è che questa è la giusta punizione per avermi impedito di fare la foto agli occhi della piccola paola per il suo compleanno. Crescerà senza quella foto per colpa sua. La seconda: la risposta a “viaggiare gratis per le strade” di otto lettere, nel mio sudoku è “ascrocco”, non “autostop”. Quello è un gioco che mi sono inventato io, odio chi me lo compila senza conoscerne le regole. Lo so, siamo tutti strani noi genii Agente faccia il suo dovere, lo porti a buoncammino.
Arancione Mostrillo, Arancione il nome, Mostrillo il cognome, era un vero rubacuori. Il suo corpicino mostrillo e la pelle ruvida e pelosetta di panno faceva impazzire le mostrille: alcune ne apprezzavano la leggera lanugine, altre perdevano il senno per le forme sinuosamente mostruosette, altre ancora ne adoravano il profumo: di castagne se aveva mangiato castagne, di more se aveva mangiato more, di mele se aveva mangiato ananas(questo nessuno se lo spiegava ma era così) Arancione, come lo chiamavano gli amici era un tipo strano, curioso e pieno di idee. Se fosse stato un uomo si sarebbe detto che era pieno di grilli per la testa,ma visto che era un mostrillo si diceva che avesse la testa imbottita con la tela di un paracadute. Ed erano tanto fantasiose e strane le sue idee. Arancione Mostrillo aveva un problema, non voleva fare la professione alla quale era stato destinato per nascita: il portachiavi. Lui no, non ne voleva sapere di portare appese le chiavi di qualcuno, di essere schiacciato in qualche borsetta, lanciato dal balcone, abbandonato solo sotto al sedile di una macchina. No, Arancione no, non voleva fare quella vita, Arancione voleva fare tutt?altro: era fissato che lui avrebbe guidato il pullman. Se attraverso il panno gli si fosse potuto guardare dentro si sarebbero viste scene divertenti dove lui immaginava di portare in giro qualche mostrilla su un bellissimo pullman a 6 piani (lo sapeva che non esistono i pullman a sei piani, ma i sogni sono sogni) sognava poi di accendere la radio del pullman a 36 altoparlanti e di farsi bello a guidare senza mani.
Quando gli altri mostrilli lo incontravano per strada si facevano gomitino per indicarlo: ?quello è l?autista del pullman? e ridevano prendendolo in giro, credendo fosse impossibile per un mostrillo fare qualsiasi cosa di diverso dal portachiavi. Ma lui nulla, una vera fissazione. Un giorno finalmente dopo aver pulito per anni le vetrine dei negozi con la pancia si rese conto di avere abbastanza soldi per iscriversi a scuola guida?
La storia potrebbe continuare, ma diventerebbe banale. Vi dirò solamente che Arancione Mostrillo, dopo tante fatiche, ora guida uno degli autobus del ctm. Se non lo si vede è solo perché non spunta dal finestrino e poi si mimetizza con le fiancate, arancioni come lui.
La parte più bella della storia però è la fine, perché un giorno Arancione Mostrillo decise che i tempi erano maturi per impegnarsi a realizzare il suo secondo sogno:
trovare la mostrilla fatta apposta per lui che ancora non aveva trovato.
E se la immaginava già il nostro Arancione Mostrillo,
ci sarebbe riuscito a trovarla,
perciò se lo vedete con delle chiavi appese, è tutta una finta,
sono le chiavi del pullman e lui si sta solo mimetizzando.
Sta cercando una mostrilla fatta apposta per lui
e con un asola proprio altezza del cuore.
Poichè ancora attualissimo riporto un avviso che in un settembre di qualche anno fa comparve nel mio blog.
avvisasi la popolazione che in caso di risposta telefonica ansimante fra le otto e le dieci di sera durante la settimana trattasi di momento dedicato alla corsa e non al pomiciamento o all’onanismo.
il telefono è con me perchè lo uso come player mp3 e le cuffiette fungono anche da vivavoce.
mi è venuto da fare questa precisazione perchè stasera ci sono state diverse telefonate alle quali ho risposto mentre correvo.
tra le tante telefonate mi ha chiamato anche un maniaco che faceva numeri a caso, ho risposto ansimante e mi ha chiesto: ma hai chiamato tu o ho chiamato io?